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Ospedale di Cittadella -
09/09/2006
Mi capita, passando per le corsie d'ospedale
impersonando Confetto, di chiedermi (in maniera veloce
senza cercare effettivamente una risposta... che tutto
sommato mi sta anche bene non avere) quanto sia ciò che
dono e quanto sia invece ciò che ricevo.
Dopo qualche tempo, oggi sono tornato Claun Confetto e
sono andato in ospedale. Ho visto tante facce, tanti
sorrisi e percepito tanta sofferenza. Ma mi sono anche
"ricaricato" in un certo qual modo, perché ogni volta
che passi fra la gente, ogni volta che in qualche modo
diventi un piccolo raggio di luce (mi si giustifichi la
presuntuosità) nell'ombra della loro sofferenza, ti
ritorna una quantità di Amore che non si può descrivere.
Oggi un degente ci ha informato che la parola "SERIO" è
una parolaccia, che non si può dire, perché è proibita
dal bon-ton. Sostanzialmente SERIO è una parola
pornofonica!
Mi è difficile esprimere questa sera le emozioni che mi
abitano. So che ci vorrà una notte di sonno affinché
fermentino ed emergano.
Certa è una cosa: troppo spesso ci dimentichiamo di chi
soffre, eppure basta davvero poco per alleviare l'altrui
(e il nostro) dolore.
Basta un sorriso. Basta una carezza. Basta una canzone
intonata malamente. Basta una bolla di sapone. Basta...
il nostro cuore! E' tutto così semplice...
Così, quando ti dimentichi di te stesso, è allora che ti
ritrovi, al fianco di ognuno...
Ospedale di Cittadella -
14/10/2002
Prima
uscita in corsia.
Capitolo primo: I SEGNI
Scendo dalla macchina, puntuale come un orologio
svizzero. Prendo gli arnesi del mestiere. Camice,
pompetta, yo-yo, termometro/metro, bolle di sapone,
girandola. Giro la testa e mi ritrovo ad un palmo di
naso una bambina che mi guarda con due occhi sgranati
così. Alzo di botto la testa. BOOM, una mega craniata
sulla portiera della macchina. La bambina scoppia a
ridere. Ottimo inizio!
Si chiama Alessia, avrà 4 anni. Lei sta bene, non viene
in ospedale, né ci sta uscendo dall'ospedale. E' solo di
passaggio.
Le dico che ho portato una cosa da casa apposta per lei,
perché sapevo che l'avrei incontrata. Le dico:
"Scommetto che ti piacciono i topolini!" e lei "Siii!!!".
Tiro fuori dalla tasca un palloncino, lo gonfio e le
faccio un topolino. "Ecco, questo topolino l'ho portato
da casa apposta per te!". Sbalordita lo prende. E' ora
di andare, sale in macchina con la mamma e, accomodatasi
sul sedile posteriore, mi saluta guardando fuori dal
finestrino.
Alessia non lo sa, ma ieri è stata uno stupendo angelo
mandato in mio soccorso, è stata il "segno" che
aspettavo, che avevo chiesto! Grazie Ale!
Capitolo secondo: I PAGLIACCI
Eccoci, ci raduniamo fuori del Pronto Soccorso. Siamo in
nove. NOVE! Voglio dire siamo in NOVE! E' bello
ritrovarsi, è bello rivedersi dopo una settimana! Chi è
già truccato, chi si sta truccando, chi saluta una suora
vestita di bianco dicendole: «Madre, mi sembra un po'
palliduccia oggi!». La gente passa. Il miracolo ha
inizio.
Ognuno passeggia, testa bassa, muso duro che più duro
non si può.
Certo, all'ospedale difficilmente ci si ritrovano facce
da... circo!
Ma... ma c'è un ma... Passa una signora tutta rigida,
tenebrosissima nel suo completo nero. Probabilmente la
giornata deve essere per lei davvero storta, di quelle
che non raccomanderesti nemmeno al tuo nemico più
acerrimo.
La signora tutta rigida tenebrosissima nel suo completo
nero ci passa vicina. Accenna un sorriso.
Ora la giornata non è poi così nera.
Capitolo terzo: PEDIATRIA
"Scccccc....!!!" - "Sccccc....!!!!". "Non facciamo
rumore...". "AAAAAahhhhhhhh!!!!!!!!". Urlo. Urlo in
pediatria. Che succede? SORPRESA! Krapfen ha pensato che
invece di uscire con noi, era meglio attenderci
direttamente in ospedale. Così si è fatta ricoverare
dalla sua bambina, che la accudisce con tanto amore!
Il tempo passa, ma non ne ho percezione, giochiamo con i
bambini, scherziamo, ridiamo, sdrammatizziamo.
Sono fantastici, anche con il trabiccolo della flebo non
perdono la gioia di esserci, non perdono la gioia di
Vivere e continuano incessantemente a cantare il loro
inno alla Vita!
Grazie bambini, ho riscoperto con voi la gioia di
giocare, di ridere, di mandare a quel paese tutte le
situazioni antipatiche della vita per farci sopra una
bella, grassa risata!
Capitolo quarto: LUNGODEGENZA
Silenzio. Silenzio assordante. Tu passi da pediatria a
lungodegenza e il silenzio ti urla negli orecchi.
Lungodegenza è un reparto secondo me ingiusto.
Tu entri in pediatria e vedi tutto colorato. Tu entri in
lungodegenza e vedi tutto grigio. Mi chiedo: «Ma come
cavolo faranno mai questi poveri anziani a stare un po'
meglio se li costringono in queste camere grigie come le
mattinate di nebbia?!». Quasi che per loro fosse già
scritto il loro destino... sono lungodegenti!
Ma in nove, dico in NOVE, abbiamo una carica
spropositata, soprattutto dopo pediatria!
Entriamo, ci facciamo subito notare.
C'è una signora in carrozzina che ha fretta. Dico molta
fretta.
Forse deve andare a prendere il te dal coniglio, o a
giocare una partita dalla Regina che altrimenti le
taglia la testa... «Ho fretta, ho fretta, ho fretta!».
In una stanza c'è una signora anziana stesa sul letto.
Non riesce a parlare. Ma ti guarda. Non riesce a
muoversi. Ma ti guarda.
E percepisci che dopo lo stupore iniziale, è contenta di
averci lì.
Un palloncino, un sorriso. Sirenetta è magica per queste
cose, ammalia la signora che con sommo stupore dei
presenti, muove una mano e glie la vuole stringere.
E così, di camera in camera. Colorella prepara un fiore
ad un signore (che bella rima!), glie lo mette ai piedi
del letto. «Questo fiore vivrà per sempre, basta
annaffiarlo con un po' di latte al mattino e un po' di
grappa la sera. Parola di clown!».
Il signore ci guarda. Pensa che siamo matti. Ma intanto
sorride!
Capitolo quinto: FUORI DALL'OSPEDALE
E' finito il nostro primo turno. Ci ritroviamo fuori più
uniti che mai. Scintilla ha gli occhi più scintillanti
del solito. Scintilla! Fattore di 'pelle'. Ho scoperto
anche che sa fare la radiologa: si, già dalla prima
volta è riuscita a "sentire" i miei stati d'animo.
Strabiliante! "Non avere paura Confetto" "Ma non ho
paura!" ... palle ...
E' una sensazione strana quella che ti pervade quando
hai finito il primo turno.
Ora, non ho sufficiente esperienza per capire se sia una
cosa comune a tutti o solo a me che sono squinternato di
mio.
Stanco, stanchissimo e felice, felicissimo allo stesso
tempo!
Ho percepita chiara, in questa giornata, l'energia che è
uscita da me, da noi.
Ma ho percepita altrettanto chiara l'energia che abbiamo
ricevuto.
Tanta. Una quantità inimmaginabile.
E mi ritorna in mente quella signora di 81 anni che il
primo ottobre ne ha compiuti 18, che vede ancora senza
occhiali, e che in 5 minuti mi ha raccontato tutta la
sua vita, che sta benissimo apparte una gamba che le
manca, e ha concluso il racconto della sua vita
dicendomi: «Ma lo sai che sei proprio un bel
pagliaccio?». Ho sempre avuto successo fra le nonne!!!
So che ieri tutte quelle persone hanno risposto al
nostro Amore con un'unica grande energia: AMORE! So che
ora loro penseranno a noi come a qualcuno che per un
attimo ha riempito un grigio reparto d'ospedale con i
colori dell'amore. So che nei loro cuori pregheranno per
noi e la loro energia ci sarà sempre d'aiuto.
Aveva ragione Francesco: «E' donando che si riceve!»
Grazie a tutti! Non c'è null'altro da dire. Solo GRAZIE!
Confetto-Roby
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