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20-10-2006

TESTIMONIANZE di CONFETTO

 

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Ospedale di Cittadella - 09/09/2006

Mi capita, passando per le corsie d'ospedale impersonando Confetto, di chiedermi (in maniera veloce senza cercare effettivamente una risposta... che tutto sommato mi sta anche bene non avere) quanto sia ciò che dono e quanto sia invece ciò che ricevo.
Dopo qualche tempo, oggi sono tornato Claun Confetto e sono andato in ospedale. Ho visto tante facce, tanti sorrisi e percepito tanta sofferenza. Ma mi sono anche "ricaricato" in un certo qual modo, perché ogni volta che passi fra la gente, ogni volta che in qualche modo diventi un piccolo raggio di luce (mi si giustifichi la presuntuosità) nell'ombra della loro sofferenza, ti ritorna una quantità di Amore che non si può descrivere.
Oggi un degente ci ha informato che la parola "SERIO" è una parolaccia, che non si può dire, perché è proibita dal bon-ton. Sostanzialmente SERIO è una parola pornofonica!
Mi è difficile esprimere questa sera le emozioni che mi abitano. So che ci vorrà una notte di sonno affinché fermentino ed emergano.
Certa è una cosa: troppo spesso ci dimentichiamo di chi soffre, eppure basta davvero poco per alleviare l'altrui (e il nostro) dolore.
Basta un sorriso. Basta una carezza. Basta una canzone intonata malamente. Basta una bolla di sapone. Basta... il nostro cuore! E' tutto così semplice...
Così, quando ti dimentichi di te stesso, è allora che ti ritrovi, al fianco di ognuno...
 

Ospedale di Cittadella - 14/10/2002

Prima uscita in corsia.

Capitolo primo: I SEGNI

Scendo dalla macchina, puntuale come un orologio svizzero. Prendo gli arnesi del mestiere. Camice, pompetta, yo-yo, termometro/metro, bolle di sapone, girandola. Giro la testa e mi ritrovo ad un palmo di naso una bambina che mi guarda con due occhi sgranati così. Alzo di botto la testa. BOOM, una mega craniata sulla portiera della macchina. La bambina scoppia a ridere. Ottimo inizio!
Si chiama Alessia, avrà 4 anni. Lei sta bene, non viene in ospedale, né ci sta uscendo dall'ospedale. E' solo di passaggio.
Le dico che ho portato una cosa da casa apposta per lei, perché sapevo che l'avrei incontrata. Le dico: "Scommetto che ti piacciono i topolini!" e lei "Siii!!!". Tiro fuori dalla tasca un palloncino, lo gonfio e le faccio un topolino. "Ecco, questo topolino l'ho portato da casa apposta per te!". Sbalordita lo prende. E' ora di andare, sale in macchina con la mamma e, accomodatasi sul sedile posteriore, mi saluta guardando fuori dal finestrino.
Alessia non lo sa, ma ieri è stata uno stupendo angelo mandato in mio soccorso, è stata il "segno" che aspettavo, che avevo chiesto! Grazie Ale!

Capitolo secondo: I PAGLIACCI

Eccoci, ci raduniamo fuori del Pronto Soccorso. Siamo in nove. NOVE! Voglio dire siamo in NOVE! E' bello ritrovarsi, è bello rivedersi dopo una settimana! Chi è già truccato, chi si sta truccando, chi saluta una suora vestita di bianco dicendole: «Madre, mi sembra un po' palliduccia oggi!». La gente passa. Il miracolo ha inizio.
Ognuno passeggia, testa bassa, muso duro che più duro non si può.
Certo, all'ospedale difficilmente ci si ritrovano facce da... circo!
Ma... ma c'è un ma... Passa una signora tutta rigida, tenebrosissima nel suo completo nero. Probabilmente la giornata deve essere per lei davvero storta, di quelle che non raccomanderesti nemmeno al tuo nemico più acerrimo.
La signora tutta rigida tenebrosissima nel suo completo nero ci passa vicina. Accenna un sorriso.
Ora la giornata non è poi così nera.

Capitolo terzo: PEDIATRIA

"Scccccc....!!!" - "Sccccc....!!!!". "Non facciamo rumore...". "AAAAAahhhhhhhh!!!!!!!!". Urlo. Urlo in pediatria. Che succede? SORPRESA! Krapfen ha pensato che invece di uscire con noi, era meglio attenderci direttamente in ospedale. Così si è fatta ricoverare dalla sua bambina, che la accudisce con tanto amore!
Il tempo passa, ma non ne ho percezione, giochiamo con i bambini, scherziamo, ridiamo, sdrammatizziamo.
Sono fantastici, anche con il trabiccolo della flebo non perdono la gioia di esserci, non perdono la gioia di Vivere e continuano incessantemente a cantare il loro inno alla Vita!
Grazie bambini, ho riscoperto con voi la gioia di giocare, di ridere, di mandare a quel paese tutte le situazioni antipatiche della vita per farci sopra una bella, grassa risata!

Capitolo quarto: LUNGODEGENZA

Silenzio. Silenzio assordante. Tu passi da pediatria a lungodegenza e il silenzio ti urla negli orecchi.
Lungodegenza è un reparto secondo me ingiusto.
Tu entri in pediatria e vedi tutto colorato. Tu entri in lungodegenza e vedi tutto grigio. Mi chiedo: «Ma come cavolo faranno mai questi poveri anziani a stare un po' meglio se li costringono in queste camere grigie come le mattinate di nebbia?!». Quasi che per loro fosse già scritto il loro destino... sono lungodegenti!
Ma in nove, dico in NOVE, abbiamo una carica spropositata, soprattutto dopo pediatria!
Entriamo, ci facciamo subito notare.
C'è una signora in carrozzina che ha fretta. Dico molta fretta.
Forse deve andare a prendere il te dal coniglio, o a giocare una partita dalla Regina che altrimenti le taglia la testa... «Ho fretta, ho fretta, ho fretta!».
In una stanza c'è una signora anziana stesa sul letto. Non riesce a parlare. Ma ti guarda. Non riesce a muoversi. Ma ti guarda.
E percepisci che dopo lo stupore iniziale, è contenta di averci lì.
Un palloncino, un sorriso. Sirenetta è magica per queste cose, ammalia la signora che con sommo stupore dei presenti, muove una mano e glie la vuole stringere.
E così, di camera in camera. Colorella prepara un fiore ad un signore (che bella rima!), glie lo mette ai piedi del letto. «Questo fiore vivrà per sempre, basta annaffiarlo con un po' di latte al mattino e un po' di grappa la sera. Parola di clown!».
Il signore ci guarda. Pensa che siamo matti. Ma intanto sorride!

Capitolo quinto: FUORI DALL'OSPEDALE

E' finito il nostro primo turno. Ci ritroviamo fuori più uniti che mai. Scintilla ha gli occhi più scintillanti del solito. Scintilla! Fattore di 'pelle'. Ho scoperto anche che sa fare la radiologa: si, già dalla prima volta è riuscita a "sentire" i miei stati d'animo. Strabiliante! "Non avere paura Confetto" "Ma non ho paura!" ... palle ...
E' una sensazione strana quella che ti pervade quando hai finito il primo turno.
Ora, non ho sufficiente esperienza per capire se sia una cosa comune a tutti o solo a me che sono squinternato di mio.
Stanco, stanchissimo e felice, felicissimo allo stesso tempo!
Ho percepita chiara, in questa giornata, l'energia che è uscita da me, da noi.
Ma ho percepita altrettanto chiara l'energia che abbiamo ricevuto.
Tanta. Una quantità inimmaginabile.
E mi ritorna in mente quella signora di 81 anni che il primo ottobre ne ha compiuti 18, che vede ancora senza occhiali, e che in 5 minuti mi ha raccontato tutta la sua vita, che sta benissimo apparte una gamba che le manca, e ha concluso il racconto della sua vita dicendomi: «Ma lo sai che sei proprio un bel pagliaccio?». Ho sempre avuto successo fra le nonne!!!
So che ieri tutte quelle persone hanno risposto al nostro Amore con un'unica grande energia: AMORE! So che ora loro penseranno a noi come a qualcuno che per un attimo ha riempito un grigio reparto d'ospedale con i colori dell'amore. So che nei loro cuori pregheranno per noi e la loro energia ci sarà sempre d'aiuto.
Aveva ragione Francesco: «E' donando che si riceve!»
Grazie a tutti! Non c'è null'altro da dire. Solo GRAZIE!
Confetto-Roby


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